29/11/2025 strategic-culture.su  10min 🇮🇹 #297560

L'attualità del peronismo, un pensiero politico dichiaratamente antiliberista e antimperialista

Davide Rossi

È quest'anno il 130° anniversario della nascita di Juan Domingo Perón e dell'80° del suo primo avvento al potere. Nessuno più di questo poliedrico statista argentino ha segnato la storia della sua nazione, tanto che oggi il peronismo, con buona pace dell'attuale presidente anarco - ultraliberista Javier Milei, si può definire l'ideologia più profondamente identitaria del popolo argentino.

Certamente Perón è un uomo dalle qualità pirotecniche, provetto militare, grande oratore, vibrante affabulatore, dalle ascendenze indie tehuelche, abilmente nascoste perché altrimenti non sarebbe potuto entrare nell'accademia militare, capace di un pensiero volto a coniugare socialismo e patriottismo nella migliore tradizione di Jean Jaurès. Le sue simpatie per l'Italia nascono non tanto per la prossimità ideologica al corporativismo mussoliniano, ma piuttosto per la permanenza nella penisola dal 1939 al 1941, prima presso la scuola ufficiali di Chieti quale osservatore militare, poi alla scuola centrale militare di alpinismo di Aosta. Rientrato in Argentina diventa ministro del lavoro e dello stato sociale. Nel 1944 conosce Eva Duarte, donna umile, intelligente e determinata a costruire un'Argentina più giusta e più solidale, mai sodalizio privato ha avuto nella storia più riuscita ricaduta politica, Evita, con questo nome ricordata e amata oggi come allora se non da tutti da molti argentini, si occupa non solo dei sindacati, vera e propria fucina di quel patriottismo operaio che sarà la caratteristica dominante del peronismo, da lei organizzato e spronato, ma sarà anche e soprattutto la promotrice delle organizzazioni femminili, un impegno costante e duraturo per un'autentica emancipazione delle donne, uno dei temi ancora oggi meno ricordati e indagati del peronismo.

Il 17 ottobre 1945, rimosso Perón dal governo, si assiepano nella Plaza de Mayo migliaia di lavoratori suoi sostenitori per chiederne il ritorno, tanto accaldati da togliersi le camicie, una buona occasione per la stampa borghese di denigrarli come "descamisados", mai termine nato come dispregiativo, avrà tanta fortuna, ribaltato dai peronisti a simbolo identitario del proletariato argentino. Perón, il giorno stesso è liberato, parla da un balcone del palazzo presidenziale e nel giro di pochi mesi è trionfalmente eletto presidente. Passa solo un anno e nel 1947 viene emanata e approvata la legge sul riconoscimento dell'uguaglianza dei diritti politici e civili tra gli uomini e le donne. Assorbito Perón dagli impegni istituzionali, sarà Evita a visitare con fervorosa costanza fabbriche e porti, scuole, ospedali, sedi di sindacati, di associazioni sportive e culturali. Il 17 ottobre diventa il "giorno della lealtà" e ancora oggi resta la principale giornata di festa e di mobilitazione dei peronisti.

Perón, sostanzialmente sempre fedele al suo pensiero socialista e patriottico, prova a bilanciare il suo dichiarato sentimento anti - statunitense e anti - britannico, dunque antimperialista, con dichiarazioni apertamente anticomuniste, per cercare di prevenire plateali ritorsioni di Washington nel momento stesso in cui deflagra la Guerra Fredda e lui vara, siamo nel 1947, il primo piano quinquennale corroborato da una serie robustissima di nazionalizzazioni a partire da alcune società che facevano capo a Washington e Londra, nonché una altrettanto decisa serie di riforme ridistributive con connessi aumenti dei salari, mostrando dunque più simpatia, ancorché non dichiarata, per Iosif Stalin, massimo pianificatore e nazionalizzatore, piuttosto che per altri modelli culturali e politici, un'attitudine più o meno volutamente non compresa da molti terzaposizionisti della destra europea dell'epoca, i quali hanno provato del tutto impropriamente ad annoverare il peronismo tra le file del pensiero conservatore e reazionario, mentre in ultima istanza, per stessa ammissione di Perón, il movimento giustizialista da lui fondato è sempre stato l'auspicata fusione tra i valori della giustizia sociale e quelli del socialismo.

È poi Evita ad affermare, in più occasioni pubbliche, che il peronismo o è rivoluzionario oppure non è nulla e proprio durante il primo piano quinquennale argentino si nazionalizzano il Banco Centrale, le ferrovie, le aziende dell'acqua, del gas, dell'elettricità, della telefonia, si lancia una campagna per la sanità pubblica e per l'alfabetizzazione degli adulti, si implementano le scuole per i bambini e per i ragazzi e si avvia un poderoso progetto di edilizia popolare come mai l'America Latina ha conosciuto prima. In un decennio il 10% degli argentini impara a leggere e a scrivere e gli studenti universitari triplicano di numero. A ulteriore riprova dell'orientamento culturale e politico del peronismo, la nuova Costituzione argentina del 1949, ulteriore revisione di quella del 1853, mutua da quella italiana in vigore dal 1948 e nata dalla Resistenza la formulazione della funzione sociale della proprietà privata.

Troppo per Washington, che scatena contro l'Argentina una guerra economica e commerciale senza precedenti, così come per la borghesia interna a cui Perón ha chiuso i propagandistici quotidiani e sottratto enormi ricchezze con le nazionalizzazioni, nonché per il Vaticano, del tutto ostile a un esperimento troppo sociale per i gusti di Pio XII e ai suoi occhi colpevole anche dell'introduzione del divorzio e della limitazione dell'istruzione religiosa, sebbene Perón riconosca il ruolo fondamentale del cristianesimo cattolico come parte costitutiva e imprescindibile dell'identità personale e collettiva degli argentini. Il sempre più irritato Pio XII scomunicherà Perón, come un qualsiasi comunista, nel 1955 a pochi giorni dal colpo di stato che lo avrebbe destituito, sarà la saggezza e l'intelligenza di Paolo VI a provvedere alla revoca del vergognoso atto papale. Il golpe mette in fuga Perón e apre le porte delle carceri per migliaia e migliaia di militanti peronisti.

Chiesa e borghesia attuano il colpo di stato anche perché Juan Domingo Perón intendeva mettere mano alle proprietà fondiarie, dando vita a una radicale riforma agraria. Altro motivo fondamentale di contrasto con la Casa Bianca, l'Argentina con Perón vantava crediti internazionali rilevanti, forte dell'aver potuto restare estranea al secondo conflitto mondiale, non aveva dunque alcuna intenzione di aderire alla Banca Mondiale e al Fondo Monetario Internazionale, scatenando la furia e l'ira di Washington, non sarà un caso che, appena allontanato dal potere Perón, i militari golpisti che governano la transizione tra il 1955 e il 1958, prima di lasciare poco convintamente e per breve tempo il potere alla ricca borghesia di cui il presidente Arturo Frondizi sarà evidente espressione, entrino negli organismi monetari internazionali emanati dagli statunitensi. Quando Frondizi irriterà la Casa Bianca, i militari nel 1962 lo deporranno e lo arresteranno, tuttavia Kennedy chiede una parvenza di democrazia e così l'anno seguente un altro radical - liberale, Arturo Umberto Illia entra nel 1963 alla Casa Rosada, per restarvi poco, noto come l'apostolo dei poveri, anch'egli è mal sopportato dai militari che con il generale Juan Carlos Onganía impongono nuovamente una ferrea dittatura a partire dal 1966.

Il ritorno di Perón in Argentina nel 1973 sarà effimero, sopraffatto nel suo ultimo anno di vita dai pesanti intrallazzi dei militari desiderosi di tornare al potere, in combutta con i settori più ferocemente atlantisti e anticomunisti del peronismo e con la mai sazia borghesia interna, interessata a mantenere i privilegi riacquistati dopo il 1955.

Juan Domingo Perón ritrova una nazione immiserita e rovinata da un feroce e considerevole debito internazionale, infatti Washington è riuscita nei suoi intenti, in meno di diciotto anni l'Argentina è passata da creditrice a debitrice internazionale.

Eppure, forte del clima di democrazia e di partecipazione, Perón riesce in una ultima significativa scelta, porta senza esitazione l'Argentina dentro il Movimento dei Non Allineati, ovvero schiera la sua nazione a fianco di Josip Broz Tito presidente della Jugoslavia socialista e di Fidel Castro, guida di quella Cuba rivoluzionaria, la quale nella sua indipendenza e sovranità ha sempre rappresentato un insopportabile esempio di autodeterminazione, ovvero per Washington di palese insubordinazione ai suoi progetti egemonici e atlantisti.

Il breve interludio biennale della modesta consorte Isabelita Perón, assurta alla presidenza, ma egemonizzata dal massone Josè López Rega, fondatore della "Triple A", l'Alleanza Anticomunista Argentina, saranno la tragica e dolorosa premessa alla sanguinaria dittatura militare e allo sterminio di migliaia di "desaparecidos".

Certamente si potrà obiettare che vi siano stati molti peronismi, di centro, di destra, di sinistra, tuttavia questo XXI secolo ha portato con sé l'affermazione di un peronismo dai tratti profondamente sociali, non molto lontano da quello delle origini, in più il solo papa latino-americano della storia della chiesa cattolica, Jorge Mario Bergoglio, con il suo peronismo autenticamente antimperialista e antiliberista, ha offerto una prospettiva importante per comprendere come questa ideologia, nata per le strade della Pampa e della Patagonia con i "descamisados", gli "scamiciati", operai, allevatori e contadini, straordinariamente sindacalizzati in quegli anni '40, abbia nella sua attualità molto da insegnarci rispetto al cammino di sovranità e indipendenza compiuto dalle nazioni e dai popoli latino-americani.

Quando alla metà degli anni '80 del Novecento l'Argentina uscirà dalla criminale e devastante dittatura del "Processo di riorganizzazione nazionale" iniziato il 24 marzo 1976 con la destituzione da parte dei generali, i famigerati Videla, Viola, Galtieri e Bignone, della vedova di Perón, pochi avrebbero immaginato che il peronismo, come idea politica e civile, fosse ancora così forte e radicato.

Jorge Luis Borges, il grande scrittore conservatore, ironizzando con sussiegoso distacco, ha affermato più volte nella sua vita e ancora nel 1985, riprendendo appunto una sua considerazione di lunga durata, che i peronisti non siano né buoni, né cattivi, ma semplicemente incorreggibili.

Per quanto in quel tempo si affermi sull'onda del pensiero unico globalista e liberista la corrente peronista più prossima ai dettami di Washington, portando alla presidenza per un decennio (1989 - 1999) Carlos Menem, noto malversatore dedito a privatizzare quanto non sia stato svenduto alle multinazionali statunitensi dalla giunta militare, quella di Menem si può considerare una parentisi abbastanza singolare nella storia del peronismo, il quale con i coniugi Néstor Kirchner e Cristina Fernández tra il 2003 e il 2015 rientra nell'alveo dell'azione sociale volta a indirizzarsi verso le classi più disagiate, con forti politiche di riequilibrio verso i ceti popolari.

Non è un caso che da mezzo secolo gli avversari del peronismo additino tale ideologia come animata da un odio per il liberalismo e per il liberismo, bollando le proposte di accresciuto stato sociale come obsolete e grottesche, peggio, definendo il peronismo stesso come "peste emozionale ed irrazionale", "impulso al delirio collettivo", "stomachevole confusione demagogica dedita alla convulsione delle masse".

Tanto accanimento, capace di rasentare il ridicolo, tuttavia ha un comprensibile fondamento, il peronismo, come ideologia politica, contraddice, unica nel pensiero politico occidentale, il mantra della deregolamentazione che ha visto trasformare dagli albori degli anni '90 del XX secolo la politica in subalterna ed ancillare dell'economia e della finanza, più o meno speculativa, così come degli interessi delle multinazionali.

Oggi il Sud Globale guarda con interesse a quelle nazioni, come Cina e Russia, in cui lo stato e la politica dettano i tempi e regolano la vita economica di quelle nazioni, non hanno invece alcuna simpatia per un Occidente Collettivo in cui la subalternità del potere politico ad interessi economici privati è talmente evidente da rappresentare la causa principale del peggioramento delle condizioni di vita degli occidentali tutti, da una parte e dall'altra dell'Atlantico.

L'idea dunque del primato della politica sull'economia pone il peronismo in assoluta alterità con il pensiero politico occidentale. Per altro il peronismo è capace di fare propria un'opposizione al ruolo egemonico e unipolare degli Stati Uniti, tanto da poter essere definito sostanzialmente e sinceramente antimperialista, non sarà un caso che i giovani peronisti scendano ancora oggi in piazza con i ritratti di Juan Domingo Perón, della sua consorte e organizzatrice sindacale Evita Duarte e di un altro grande argentino diventato famoso lontano dalla patria natale: Ernesto "Che" Guevara, il quale con Perón ha tenuto una fitta corrispondenza negli anni '60.

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