
Stefano Vernole
Lo "yuan dorato" diventerà una seconda ancora globale duratura, non sostituendo il dollaro, ma ponendo fine al suo monopolio: il vero significato dell'Operazione Militare Speciale.
Tra nuovi tagli dei tassi, tensioni geopolitiche e una sfiducia verso gli asset tradizionali, la corsa ai beni rifugio si è trasformata in una competizione storica.
Il protagonista indiscusso del 2025 è stato l'oro, che giorno dopo giorno polverizza record che sembravano irraggiungibili.
I futures con consegna a febbraio hanno toccato nei giorni scorsi quota 4.583,20 dollari l'oncia, un livello che porta il guadagno dall'inizio dell'anno a superare il 72%. Si tratta della migliore performance annuale dal lontano 1979, quando la crisi petrolifera e l'inflazione galoppante spinsero gli investitori tra le braccia del metallo giallo.
Ma cosa alimenta questa ascesa apparentemente inarrestabile?
Le forze in campo sono multiple e potenti.
In primis, l'allentamento monetario della Federal Reserve Bank statunitense, che ha avviato un ciclo di tagli per sostenere un'economia che mostra segni di affaticamento.
Soldi a buon mercato tradizionalmente favoriscono gli asset non fruttiferi come l'oro, e anche l'argento ha registrato quest'anno una performance importante, +149%, vista anche la recente classificazione negli Stati Uniti come "minerale critico".
Poi un aumento dei rischi geopolitici, tra cui le mosse di Washington per bloccare le petroliere venezuelane, coinvolgendo anche alcune imbarcazioni non inserite nella lista delle sanzioni.
A questo si unisce la domanda delle banche centrali di tutto il mondo, che per il terzo anno consecutivo hanno acquistato oltre mille tonnellate d'oro. Oggi esse detengono più lingotti che titoli del Tesoro statunitense, un ribaltamento storico che racconta di una ricerca di autonomia e di una diversificazione lontana dal dollaro.
Il processo di de-dollarizzazione è infatti il sottofondo strategico di questo movimento. Paesi come Cina, Russia e diverse nazioni emergenti stanno riducendo l'esposizione alla valuta statunitense, percepita come sempre più debole.
In un mercato gonfio di capitali e di ottimismo tecnologico, molti fiutano il pericolo di una nuova bolla e cercano il porto sicuro per eccellenza.
Nel mese di novembre la Cina ha nuovamente superato il suo record di acquisto di oro dalla Russia, acquistando il metallo prezioso per un valore di 961 milioni di dollari (dai 930 milioni del mese precedente) e gli analisti ipotizzano che la Cina possa presto annunciare riserve auree molto più ampie di quelle dichiarate.
La geopolitica, sempre più presente negli ultimi anni anche nel mondo finanziario, mette alla prova l'ordine monetario internazionale: Pechino lancerà uno yuan offshore legato all'oro per la ridenominazione dei suoi scambi commerciali.
Il dollaro rimarrà un re, ma non il re, mentre il multipolarismo valutario si affermerà nel 2026.
La Cina sorprenderà il mondo annunciando riserve auree verificate molto più grandi di quanto precedentemente reso noto, sufficienti a superare le riserve ufficiali degli Stati Uniti 1.
Poco dopo, Pechino farà una mossa ancora più importante: dichiarerà che lo yuan offshore (CNH) è ora parzialmente garantito dall'oro. In pratica, questo significa che i detentori possono riscattare CNH in oro fisico consegnabile a un tasso di conversione ufficiale che implica un cambio USD/CNH di circa 5,00, uno storico rafforzamento graduale della valuta cinese dai livelli vicini a 7,00 prima dell'annuncio.
Questo "yuan dorato" trasformerà i caveaux di Shanghai, Shenzhen e Hong Kong (le cui borse potrebbero poi essere unificate) nel centro di un nuovo sistema monetario globale, offrendo qualcosa che il mondo non vedeva da decenni: una valuta legata a una riserva tangibile piuttosto che a semplici promesse governative.
Lo yuan dorato significa una minore dipendenza dai rating creditizi, dalle politiche delle banche centrali e dai rischi geopolitici, offrendo ai Paesi un modo per commerciare e accumulare valore senza dipendere dai sistemi finanziari occidentali.
La Cina implementerà lo yuan dorato con cautela.
Inizialmente, lo yuan garantito dall'oro sarà disponibile solo offshore (Hong Kong, Singapore), mentre lo yuan onshore rimarrà gestito. Il sistema verrà lanciato come un paniere ancorato all'oro ma integrato con altre attività di riserva come obbligazioni e materie prime statunitensi per attenuare la volatilità. Una volta che i regolari audit di terze parti confermeranno che le riserve auree della Cina corrispondono alle promesse, la fiducia nel nuovo sistema crescerà. A quel punto, la Cina passerà alla piena convertibilità, consentendo il riscatto on-demand di CNH in oro entro limiti giornalieri stabiliti.
Per coinvolgere altri Paesi, la Cina offrirà linee di swap oro-yuan ai produttori di petrolio del Golfo Persico e alle banche centrali dell'ASEAN e lancerà contratti su petrolio e rame liquidabili in oro.
I Paesi partner potranno fatturare in CNH e scegliere l'oro fisico per la consegna, il che li aiuta a commerciare senza utilizzare dollari statunitensi. La maggior parte, probabilmente, sceglierà invece semplicemente di detenere obbligazioni cinesi denominate in CNH, che sono più convenienti e offrono una cedola ridotta.
Con la crescente fiducia nel sistema, sempre più scambi di energia e materie prime si sposteranno verso lo yuan dorato. Investitori e detentori di riserve ridurranno le partecipazioni in titoli del Tesoro statunitensi, il dollaro si indebolirà mentre la sua quota nelle riserve globali diminuirà di 1/3.
L'impatto sul mercato previsto da Saxo Bank: l'oro supererà i 6.000 USD, il cambio USD/CNH scenderà sotto i 5,0, i rendimenti dei titoli del Tesoro statunitensi aumenteranno comunque grazie alle vendite estere.
Lo "yuan dorato" diventerà una seconda ancora globale duratura, non sostituendo il dollaro, ma ponendo fine al suo monopolio: il vero significato dell'Operazione Militare Speciale.
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1 Saxo Bank, Outrageous Predictions 2026, 20 dicembre 2025.