
Lorenzo Maria Pacini
Le prove più schiaccianti provengono da coloro che conoscevano Epstein dall'interno, persone che hanno rischiato tutto per parlare.
Qualcuno deve fare il lavoro sporco
Una delle informazioni emerse dal materiale desecretato è all'apparenza marginale, ma pur sempre pittoresca: una maglietta del Mossad, uno dei servizi segreti di Israele. Subito la stampa ha cominciato ad attribuire al caro Jeffrey la patente di agente segreto, senza esplorare ulteriormente le ragioni di una maglietta nell'armadio. Nell'attesa dei prossimi documenti che verranno resi pubblici, ci occuperemo adesso di tracciare alcune linee interpretative a riguardo di quella equivoca t-shirt.
Cominciamo con una cornice storica. L'idea che Epstein fosse collegato al Mossad nasce già negli anni Duemila in ambienti investigativi e alternativi, ma si rafforza dopo il suo arresto del 2019 e, soprattutto, dopo la morte in carcere, quando l'opinione pubblica fatica a spiegare come abbia potuto operare per decenni quasi indisturbato. Commentatori e giornalisti notano che, storicamente, l' intelligence israeliana ha usato reti d'influenza economiche e politiche, creando un contesto in cui la figura di Epstein - ricco, con accesso a élite globali e coinvolto in pratiche di ricatto sessuale - appare plausibile come "asset".
Verso la fine del 2025, diverse inchieste basate sull'analisi di documenti trapelati o resi pubblici di recente - tra cui materiali della House Oversight Committee e archivi di email - sono state riproposte e discusse come elementi indicativi di contatti ripetuti tra Epstein e ambienti israeliani, oltre a schemi di viaggio e flussi finanziari considerati atipici. La CNN ha riferito che i giornalisti hanno passato al setaccio oltre 23.000 pagine di documenti e migliaia di thread di posta elettronica nell'ambito di questo più ampio esame. Secondo commentatori e testate che hanno rilanciato tali materiali, da essi emergerebbero "collaborazioni estese con l'intelligence israeliana" o, quantomeno, interazioni frequenti con figure legate a contesti di intelligence.
Numerosi articoli richiamano legami personali e finanziari - incontri, comunicazioni e presunti riferimenti a trasferimenti di denaro - tra Epstein e figure israeliane di alto livello, in particolare l'ex primo ministro Ehud Barak, nonché voci presenti in agende ed email che, secondo gli investigatori, meritano attenzione. Common Dreams e alcune serie investigative hanno messo in evidenza modelli ricorrenti di interazione tra Epstein e Barak e hanno sostenuto che operatori o collaboratori israeliani avrebbero frequentato a lungo le proprietà di Epstein; tuttavia, l'origine esatta e l'interpretazione di tali documenti restano oggetto di contestazione.
I sostenitori dell'ipotesi di un legame con il Mossad descrivono Epstein come una risorsa reclutata o come un operatore di "honey-trap" incaricato di raccogliere materiale compromettente da utilizzare come leva. Questa narrazione, presente da tempo in vari articoli, è stata ulteriormente amplificata da commentatori e media di parte. Alcuni siti e opinionisti affermano esplicitamente un collegamento con il Mossad, sostenendo che la rete di relazioni di Epstein e la presunta presenza di operatori israeliani nelle sue residenze richiamerebbero pratiche tipiche dell'intelligence.
Esponenti israeliani di primo piano hanno respinto con decisione tali affermazioni. L'ex primo ministro Naftali Bennett - che ha dichiarato di avere avuto il Mossad alle sue dirette dipendenze durante il mandato - ha definito "categoricamente e totalmente falsa" l'idea che Epstein "lavorasse per Israele o per il Mossad". Testate mainstream come Newsweek e Times of Israel hanno sottolineato la mancanza di prove conclusive che indichino Epstein come agente formale del Mossad e hanno messo in guardia contro letture complottiste, talvolta intrecciate a stereotipi antisemiti.
La risonanza del tema è stata disomogenea e spesso legata a orientamenti politici differenti: alcune testate investigative di area progressista hanno insistito sugli spunti d'indagine, mentre figure e commentatori conservatori hanno talvolta strumentalizzato l'accusa a fini politici. I critici avvertono che ciò favorisce cornici complottiste o narrative antisemite usate in modo opportunistico. Va inoltre rilevato che esponenti politici israeliani, tra cui Benjamin Netanyahu, hanno in alcune occasioni enfatizzato la copertura mediatica sui legami di Epstein con Israele per messaggi di politica interna, rendendo più complessa l'analisi delle motivazioni.
Ma non finisce tutto qui.
Fondi per tutti
Il 2 settembre 2025 la deputata Anna Paulina Luna ha scosso l'opinione pubblica con dichiarazioni esplosive, rilasciate dopo un incontro con alcune sopravvissute di Jeffrey Epstein durante una conferenza stampa al Congresso: «Dopo aver parlato oggi con le vittime di Epstein, è evidente che questa vicenda è molto più ampia di quanto si potesse immaginare: persone ricche e potenti devono finire in prigione. È possibile che Epstein fosse una risorsa di un servizio di intelligence straniero». Le sue parole, riprese in video, hanno innescato una tempesta mediatica: Epstein era soltanto un predatore o anche qualcosa di più ? Era forse un agente del Mossad israeliano, incaricato di intrappolare le élite globali per finalità politiche sioniste ? Gli indizi sono inquietanti e formano un quadro troppo coerente per essere ignorato. Nel 2025, tra fughe di notizie, trascrizioni e smentite, è arrivato il momento di affrontare la questione apertamente.
L'apparato costruito da Epstein potrebbe ancora oggi esercitare influenza sui vertici del potere. Steven Hoffenberg, suo socio nello schema Ponzi della Towers Financial, si spinse oltre. Prima di morire nel 2022, raccontò ai giornalisti che Epstein gli aveva confidato legami diretti con il Mossad, attribuendo a tali contatti la propria ricchezza e l'accesso ai circoli dell'alta società. Hoffenberg, che finì in carcere mentre Epstein rimase libero, non aveva nulla da guadagnare mentendo, semmai, un conto in sospeso.
C'è poi la testimonianza di Maria Farmer, una delle prime vittime di Epstein (identificata come Jane Doe 200 negli atti giudiziari). Farmer ha descritto la rete di Epstein come un sistema di ricatto a sfondo "suprematista ebraico", collegato al Mega Group, un circolo riservato di miliardari filo-israeliani. Raccontando anche episodi di abuso razziale, indicò Les Wexner come figura centrale. Tre voci indipendenti - Ben-Menashe, Hoffenberg e Farmer - convergono tutte verso il Mossad. Coincidenza o disegno occulto?
La provenienza della fortuna di Epstein resta opaca. Come può un ex studente universitario diventare miliardario con un solo cliente noto ? Seguendo i flussi finanziari, il collegamento con Israele appare evidente. Les Wexner, magnate di Victoria's Secret e cofondatore del Mega Group, regalò a Epstein una villa newyorkese da 77 milioni di dollari - dotata di un sofisticato sistema di sorveglianza - oltre a ingenti somme di denaro. Il Mega Group, creato da Wexner e Charles Bronfman, è noto per finanziare cause filo-israeliane. La carriera finanziaria di Epstein iniziò nel 1976 alla Bear Stearns, grazie ad Alan Greenberg, anch'egli membro del Mega Group, nonostante Epstein non avesse credenziali se non un passato da insegnante di fisica. Parliamo di 77 milioni di dollari.
Documenti giudiziari indicano che Epstein ricevette oltre 7.000 bonifici, alcuni collegati al trafficante d'armi Adnan Khashoggi, a sua volta associato a reti del Mossad. Ben-Menashe sostiene che Epstein fosse coinvolto nel traffico di armi israeliano. Un'indagine privata del 2025, condotta da hedge fund legati al caso Epstein, ipotizza che una parte consistente della sua ricchezza provenisse da finanziamenti israeliani. Non beneficenza, ma il finanziamento di un'operazione di intelligence.
La cerchia di Epstein sembra un elenco di obiettivi d'intelligence. L'ex primo ministro israeliano Ehud Barak visitò decine di volte la residenza di Epstein tra il 2013 e il 2017, come mostrano registri e fotografie. I due furono anche coinvolti nella fondazione di Carbyne, una società tecnologica con numerosi ex membri dell'intelligence israeliana. Email trapelate mostrano Epstein mentre mette in contatto Barak con figure russe e israeliane. Nel 2004 Barak ricevette due milioni di dollari dalla fondazione Wexner per non meglio precisate attività di "ricerca". Barak nega irregolarità, ma ammette che fu Shimon Peres a presentargli Epstein.
Epstein possedeva più passaporti - un tratto tipico delle operazioni clandestine - e si rifugiò in Israele dopo le accuse del 2008, prima di ottenere un patteggiamento estremamente favorevole. Nel 2025 Tucker Carlson, durante un discorso molto duro, lo accusò apertamente di essere un agente del Mossad. Perché tanti esponenti israeliani avrebbero frequentato un criminale sessuale, se non fosse stato una risorsa strategica?
L' accordo giudiziario del 2008, che garantì a Epstein una pena irrisoria, rappresenta forse l'elemento più rivelatore. L'ex procuratore Alexander Acosta dichiarò in seguito: «Mi fu detto che Epstein " apparteneva all'intelligence" e che dovevo lasciar perdere». L'intesa protesse anche i complici in più Stati, salvaguardando una rete che le vittime, come Virginia Giuffre, hanno descritto come una fabbrica di kompromat, con telecamere nascoste pronte a registrare politici e potenti in situazioni compromettenti. Una pratica che richiama le tecniche attribuite al Mossad, come nelle operazioni di Robert Maxwell (di cui parleremo nel prossimo "capitolo" della nostra Epstein Saga).
La morte di Epstein nel 2019, ufficialmente classificata come suicidio, appare a molti come un insabbiamento, con ipotesi di un coinvolgimento non ufficiale dei servizi israeliani. Nel 2025, la dichiarazione di DOJ e FBI sull'assenza di una "lista clienti", sotto l'amministrazione Trump - che aveva promesso rivelazioni mai arrivate - non ha fatto che rafforzare i sospetti.
I tasselli combaciano: Epstein, introdotto attraverso reti sioniste, costruì un sistema di ricatto mirato a influenzare decisori politici e mediatici in senso filo-israeliano. I presunti legami con il software PROMIS (secondo alcune fonti modificato da NSA e Mossad per il monitoraggio) e con Palantir, azienda di sorveglianza avanzata, aggiungono ulteriori livelli di inquietudine. La giornalista Whitney Webb parla apertamente di una " operazione congiunta CIA-Mossad". Ian Carroll spinge ancora oltre, collegando questa rete a eventi come l'omicidio Kennedy e l'11 settembre, individuando un filo conduttore nei servizi israeliani.
È vero: la rete di Epstein coinvolgeva anche Russia e Arabia Saudita. Tuttavia, i legami israeliani - Wexner, Barak, Maxwell, Mega Group - appaiono predominanti. Mancano prove definitive ? Forse. Ma il fumo è così denso da rendere difficile ignorare l'incendio.
Le sopravvissute di Epstein hanno appena annunciato l'intenzione di pubblicare una loro lista di nomi: «Sappiamo chi ci ha abusate. Abbiamo visto chi entrava e usciva. Questa lista sarà guidata dalle sopravvissute, per le sopravvissute».
Lo Stato ha esitato. Le vittime no.
Naturalmente, le autorità israeliane respingono ogni accusa. Alan Dershowitz, avvocato di Epstein e noto sostenitore del sionismo, afferma che Epstein avrebbe deriso le accuse di spionaggio, sostenendo che avrebbe usato simili legami per ottenere un accordo ancora migliore. Ma queste negazioni appaiono fragili di fronte a testimonianze, flussi finanziari e connessioni politiche che conducono tutte a una stessa conclusione: l'operazione Epstein ha il sapore di un'azione di intelligence, e la pista porta dritta a Tel Aviv.
Le prove più compromettenti provengono da chi conosceva Epstein dall'interno, persone che hanno rischiato tutto per parlare. Ari Ben-Menashe, ex ufficiale dell'intelligence israeliana, sostiene che Epstein e Ghislaine Maxwell gestissero una "trappola al miele" del Mossad finalizzata al ricatto delle élite mondiali. Afferma di averli incontrati negli anni Ottanta, mentre lavoravano nel traffico d'armi sotto la supervisione di Robert Maxwell, padre di Ghislaine e noto collaboratore del Mossad, morto in circostanze misteriose nel 1991. Al suo funerale parteciparono diversi primi ministri israeliani, con Shimon Peres a pronunciare l'elogio funebre. Una semplice coincidenza ? Difficile crederlo.