20/01/2026 strategic-culture.su  7min 🇮🇹 #302317

Ordigni inesplosi in Vietnam: la lunga coda della guerra e la sfida del 2045

Giulio Chinappi

Nel dibattito sullo sviluppo del Vietnam, gli ordigni inesplosi restano un'eredità materiale che continua a produrre costi umani ed economici. A fronte di progressi reali nella bonifica, i tagli statunitensi ai programmi di assistenza sotto Trump rischiano di rallentare un obiettivo ambizioso: liberare le terre contaminate entro il 2045.

Nel lessico umanitario e militare, l'acronimo UXO (unexploded ordnance) indica gli ordigni che non sono esplosi al momento dell'impatto e rimangono attivi nel terreno o nei fondali: bombe d'aereo, artiglieria, mine, granate, residuati di munizioni a grappolo. Nel Việt Nam questa categoria non è una nota a piè di pagina della storia, ma un fattore strutturale che incide sulla sicurezza quotidiana, sulla pianificazione del territorio e perfino sulla qualità dello sviluppo. Gli UXO, infatti, trasformano la guerra in un fenomeno "a rilascio lento", in cui la violenza non termina con l'armistizio, ma prosegue per decenni, soprattutto nelle aree rurali, lungo gli assi logistici di ieri e nelle province che furono teatro di bombardamenti e combattimenti più intensi.

Bisogna infatti ricordare che la guerra del Việt Nam fu accompagnata da un'impennata senza precedenti di potenza di fuoco, con campagne di bombardamento sistematiche e l'impiego massiccio di munizionamento che, per caratteristiche tecniche e contesto operativo, lasciò una percentuale non trascurabile di "mancati scoppi". Una parte consistente degli ordigni rimasti nel terreno continua a essere rinvenuta durante lavori agricoli, cantieri, costruzione di strade e infrastrutture, o semplicemente dopo frane e alluvioni che riportano in superficie residuati sepolti. Le stime sulla quantità di esplosivo impiegato variano a seconda delle fonti e del perimetro geografico considerato, ma la letteratura divulgativa e giornalistica converge su ordini di grandezza enormi, dell'ordine di milioni di tonnellate.

Di fronte a questi numeri, non deve sorprendere il fatto che la questione sia ancora di piena attualità.  Gli incidenti causati dagli UXO colpiscono spesso contesti periferici, dove il reddito dipende dall'uso intensivo della terra e dove i servizi di emergenza sono più lontani. Colpiscono inoltre, in maniera sproporzionata, i gruppi più esposti: agricoltori, raccoglitori di rottami metallici, bambini che scambiano un oggetto bellico per un giocattolo. E le conseguenze non sono affatto trascurabili: oltre alle morti, si registrano amputazioni, disabilità permanenti, impoverimento familiare, interruzione della scolarità, migrazioni forzate verso aree ritenute più sicure. Diverse ricostruzioni indicano che, anche dopo la fine del conflitto, il peso umano cumulativo degli UXO è rimasto altissimo, con decine di migliaia di morti e feriti nel lungo periodo.

Sul piano economico, la presenza di ordigni inesplosi agisce come un "dazio interno" sullo sviluppo. I terreni contaminati vengono sottoutilizzati o evitati, l'agricoltura deve rinunciare a meccanizzazione e ampliamenti, e ogni grande opera richiede costi di accertamento e bonifica preliminari. Anche quando non avvengono incidenti, l'insicurezza percepita riduce il valore fondiario, frena l'investimento e spinge le comunità verso strategie di sopravvivenza a bassa produttività. Per un Paese che punta a salti di qualità nella modernizzazione infrastrutturale, nella riconversione industriale e nella crescita "verde", la bonifica è dunque una precondizione materiale della trasformazione.

Proprio per le ragioni sopra esposte, la linea d'azione del governo del Việt Nam negli ultimi quindici anni è stata quella di istituzionalizzare la bonifica e integrarla nella pianificazione pubblica. Un passaggio chiave è stato il Programma nazionale di intervento sulle conseguenze degli UXO per il periodo 2010-2025 (spesso richiamato come "Programma 504"), con la progressiva costruzione di capacità tecniche, mappature e procedure di coordinamento tra attori militari, civili e partner internazionali. Secondo quanto riferito in sede governativa, tra il 2010 e il 2025 le operazioni di rilevamento e bonifica hanno interessato circa 530.000 ettari; le risorse complessive mobilitate nel periodo avrebbero raggiunto circa 29.000 miliardi di đồng, con una quota largamente maggioritaria proveniente da risorse interne e una componente importante di aiuti e assistenza internazionale.

Indubbiamente, il Programma 504 ha portato importanti risultati nei suoi quindici anni di implementazione. In primo luogo, la riduzione drastica degli incidenti: dopo anni con centinaia di vittime, alcune annualità più recenti hanno registrato numeri molto più bassi e, in diverse località, l'assenza di incidenti per periodi prolungati. A questo si aggiunge l'assistenza ai sopravvissuti e alle persone colpite, con misure di riconoscimento, indennità e sostegno ai mezzi di sussistenza.

Lo sforzo profuso dal governo vietnamita, tuttavia, non deve occultare la responsabilità storica degli Stati Uniti: gli UXO sono infatti una conseguenza diretta del modo in cui Washington condusse la guerra, con l'uso sistematico di bombardamenti soprattutto con munizioni a grappolo, che, per loro natura, hanno tassi di mancato scoppio e lasciano residui persistenti. Ad oggi, le comunità vietnamite continuano a pagare, con vite e opportunità, per decisioni prese altrove decenni fa.

È in questo contesto che  i tagli e i congelamenti di fondi statunitensi sotto la presidenza di Donald Trump assumono un significato che va oltre la contabilità. Le marcate riduzioni di fondi e di personale hanno bloccato l'operatività della USAID, interrompendo o mettendo in difficoltà progetti legati alle "eredità di guerra" nel Việt Nam, che includono la rimozione di ordigni inesplosi e altri programmi di bonifica e sostegno alle vittime. Questo riguarda non solo il Việt Nam, ma anche la Cambogia e il Laos, con quest'ultimo che è il Paese al mondo con la maggior concentrazione di UXO sia in rapporto al territorio che alla popolazione.

Nonostante questa battuta d'arresto, il primo ministro Phạm Minh Chính ha indicato l'anno 2045 come orizzonte nazionale per il raggiungimento della bonifica di tutte le terre contaminate fino a una profondità di 0,5 metri. Secondo quanto riferito in ambito governativo, la superficie sospetta di contaminazione sarebbe scesa a circa 5,57 milioni di ettari, pari a circa il 17% della superficie totale del Paese, e l'azione pubblica dovrebbe ora accelerare facendo leva su risorse interne ed esterne, riforme di policy, capacità organizzative e applicazione di scienza e tecnologia.

L'accento sulla tecnologia è rilevante anche per un motivo meno evidente. La bonifica tradizionale è costosa e lenta; l'integrazione di mappature ad alta risoluzione, banche dati, strumenti di rilevamento e protocolli standardizzati può ridurre tempi e rischi, migliorare la trasparenza e consentire priorità più razionali. In altre parole, l'innovazione non serve soltanto a "fare di più", ma a fare meglio: riducendo falsi allarmi, concentrando squadre e attrezzature dove il rischio è più elevato, collegando la bonifica a progetti agricoli, industriali e infrastrutturali con ritorni economici misurabili. L'esperienza del Việt Nam, che ha già completato una mappa nazionale della contaminazione e costruito programmi di educazione al rischio, offre una base per trasformare la bonifica in una politica pubblica pienamente "programmabile".

Cinquant'anni dopo la fine della guerra, la questione UXO nel Việt Nam non è soltanto una storia di residuati bellici. È un caso di studio su come i conflitti proiettino effetti nel tempo lungo, su come lo sviluppo dipenda da condizioni materiali di sicurezza, e su come la politica internazionale misuri la propria credibilità anche nella gestione delle "eredità" che produce. L'obiettivo del 2045, sostenuto da risultati già ottenuti e da un impianto istituzionale più solido, può diventare un esempio regionale anche per Cambogia e Laos. Ma la sua riuscita dipenderà dalla capacità di colmare i vuoti finanziari lasciati dall'USAID, di rafforzare l'innovazione nella bonifica e, soprattutto, di trasformare un passato imposto con la forza in un futuro costruito con responsabilità.

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