20/01/2026 strategic-culture.su  7min 🇮🇹 #302379

 The Epstein Saga: capitolo 1, il signor Clinton

The Epstein Saga: capitolo 5, l'uomo contro il sistema

Lorenzo Maria Pacini

Tra i volti forse più inaspettati che emergono dai documenti declassificati sul caso Epstein c'è quello di Noam Chomsky.

Quell'uomo di Philadelphia

Fra i volti forse più inattesi emersi nei documenti desecretati sul caso Epstein, è emerso quello di Noam Chomsky, in assoluto uno dei più importanti linguisti e intellettuali del Novecento e del XXI secolo, noto sia per la rivoluzione che ha introdotto nello studio del linguaggio sia per la sua critica radicale alla politica estera statunitense, ai media e alle strutture di potere. Nella nostra Epstein Saga non possiamo non dedicarli qualche pagina.

Noam Avram Chomsky nasce il 7 dicembre 1928 a Philadelphia, in una famiglia di ebrei ashkenaziti immigrati dall'Europa orientale. Il padre, William (Zev) Chomsky, era un rinomato studioso di ebraico, emigrato dall'area dell'odierna Ucraina per sfuggire alla coscrizione nell'esercito zarista, mentre la madre, Elsie Simonofsky, proveniva da una famiglia ebrea russa ed era politicamente attiva negli anni Trenta.

Cresce in un ambiente intellettuale e politicamente molto vivace, circondato da discussioni su socialismo, antifascismo e questione operaia, che contribuiscono a formare la sua precoce coscienza politica. Giovanissimo, frequenta scuole progressiste dove viene incoraggiato a sviluppare interessi autonomi e, a soli dieci anni, scrive un articolo sul giornale scolastico contro l'ascesa del fascismo in Europa dopo la guerra di Spagna.

Entra all'Università della Pennsylvania a soli 16 anni, dove studia linguistica, filosofia e matematica, e nel corso del dottorato, sviluppato in parte presso la Harvard Society of Fellows, elabora la teoria della grammatica trasformazionale, che gli vale il PhD nel 1955. Poco dopo inizia la sua lunga carriera al Massachusetts Institute of Technology (MIT), dove diventerà professore di linguistica e una figura centrale nella nascita della scienza cognitiva contemporanea.

Il successo rivluzionario

Chomsky è spesso definito il "padre della linguistica moderna" perché ha rivoluzionato l'idea di linguaggio opponendosi al comportamentismo dominante negli anni Cinquanta. In opere come Syntactic Structures e negli sviluppi successivi, sostiene che negli esseri umani esista una grammatica universale innata, una struttura mentale che rende possibile l'acquisizione del linguaggio e che sposta l'attenzione dalla mera osservazione del comportamento linguistico ai processi cognitivi interni.

Questa impostazione contribuisce in modo decisivo alla cosiddetta "rivoluzione cognitiva", che trasforma psicologia, linguistica e filosofia della mente, influenzando l'idea moderna di mente come sistema computazionale. Parallelamente, Chomsky diventa una figura pubblica a livello mondiale per il suo impegno contro la guerra del Vietnam: già dalla fine degli anni Sessanta firma saggi e tiene conferenze in cui denuncia i crimini di guerra e la natura imperialista della politica estera statunitense, distinguendosi per l'uso rigoroso di documenti ufficiali e fonti primarie.

La sua celebrità cresce anche grazie a libri divulgativi e interviste che riescono a presentare argomenti complessi in modo accessibile, facendone un riferimento per generazioni di studenti, attivisti e movimenti sociali. È inoltre riconosciuto come uno degli intellettuali più citati al mondo, non solo in linguistica, ma anche in studi politici, comunicazione e filosofia.

Contro al sistema, ma...

Sul piano politico Chomsky si definisce libertario socialista o anarchico di tradizione socialista, critico tanto del capitalismo corporativo quanto delle forme autoritarie di socialismo di Stato. Il nucleo del suo pensiero è che le strutture di potere - Stati, grandi corporation, burocrazie militari e finanziarie - tendono a riprodursi e a giustificarsi attraverso il controllo dell'informazione e l'uso della violenza, spesso mascherata da "difesa" o "intervento umanitario".

Un punto centrale della sua critica riguarda i media mainstream nelle democrazie liberali. Nel libro Manifacturing Consent, scritto con Edward S. Herman, propone il cosiddetto "modello della propaganda": secondo gli autori, stampa e televisione non funzionano principalmente come strumenti di informazione neutrale, ma come meccanismi che filtrano notizie in modo sistematico, favorendo gli interessi economici e geopolitici di élite politiche e aziendali.

Questa analisi non si limita agli Stati Uniti, ma viene applicata a numerosi casi internazionali, come l'intervento americano in Vietnam, l'appoggio a dittature in America Latina o la copertura mediatica dei conflitti in Medio Oriente e dell'occupazione di Timor Est da parte dell'Indonesia. In tutti questi casi, Chomsky sostiene che il linguaggio politico - parole come "democrazia", "sicurezza", "ordine" - viene usato per nascondere rapporti di forza e interessi materiali, invitando i cittadini a un atteggiamento di costante scetticismo verso le versioni ufficiali.

Tutti, nella vita, abbiamo almeno una volta citato Chomsky quando abbiamo parlato di complotti e potere. La sua è una figura che è diventata iconica in questo contesto. Quando si pensa a Chomsky, si pensa a "quello che sfida il sistema". Perché ? È "semplice": è stato una combinazione rara di alta autorità accademica in un campo tecnico, la linguistica, e un impegno politico radicale e costante contro la politica estera statunitense e il neoliberismo. Ha poi realizzato una produzione sterminata di libri, articoli e conferenze, che coprono temi come guerre, globalizzazione, ruolo delle multinazionali, crisi ambientale e diritti umani, sempre accompagnati da un ampio apparato di documenti e dati. Da ultimo, ma non meno importante, ha sempre tenuto una posizione fortemente minoritaria nel panorama mediatico statunitense, che lo ha reso un punto di riferimento per chi cerca una critica strutturale del sistema piuttosto che un semplice dibattito tra partiti.

...ma non con l'amico Jeffrey

E poi, sbam ! Compare prima nella lista e poi nelle immagini di Epstein.

L'uomo contro il potere era, in realtà, un grande amico di quel sistema perverso, corrotto e disgustoso. Lui, il grande critico, aveva a che fare con i potenti della stessa società che criticava, con quelli che il potere lo usano per dominare e soggiogare.

Chomsky avrebbe incontrato Epstein più volte tra il 2015 e il 2016, spiegando che i colloqui riguardavano temi politici e accademici. Uno degli incontri avrebbe incluso anche l'ex primo ministro israeliano Ehud Barak. In un'altra occasione, Epstein avrebbe organizzato un volo per consentire a Chomsky di cenare con il regista Woody Allen e la moglie Soon-Yi Previn. Interpellato dal WSJ, Chomsky ha dichiarato che tali incontri rientravano nella sua sfera privata e che Epstein, avendo scontato la pena, era considerato riabilitato secondo la legge.

Vi ricordate gli 850.000 dollari investiti da Epstein al MIT ? Sarà un caso, ma li ha devoluti proprio nel periodo in cui vi insegnava Chomsky. I resoconti, inotlre, indicano che Chomsky avrebbe chiesto a Epstein anche un aiuto di consulenza per la gestione di fondi comuni legati alla defunta prima moglie, con trasferimenti complessivi di circa 270.000 dollari da conti collegati a Epstein verso conti intestati a Chomsky, pur sostenendo che il denaro non provenisse dal finanziere ma da fondi già suoi.

Chomsky ha riconosciuto di aver conosciuto Epstein e di averlo incontrato "occasionally", difendendo la scelta di frequentarlo dopo la prima condanna sostenendo che, avendo scontato la pena, avesse una sorta di "clean slate", cioè fedina ripulita. Questa posizione chiaramente ha suscitato critiche, perché molte persone considerano moralmente inaccettabile intrattenere relazioni personali o finanziarie con Epstein anche dopo la condanna, soprattutto per un intellettuale che ha costruito gran parte della propria autorità morale sulla denuncia dei crimini e degli abusi di potere. Ma la verità è che...

Utili eroi

... no, non c'è mai stato nessun Chomsky nemico del sistema, paladino della libertà o teoforo della democrazia.

Chomsky è stato perfettamente funzionale al sistema, tanto da "andarci a letto" insieme.

Cresciuto nelle fila delle università americane Dem, luogo prediletto della sperimentazione dell'intelligence americana e luogo di cooptazione di molti "collaboratori", si è fatto megafono a tempi alterni delle varie narrative democratiche, riuscendo sì a criticare il potere, ma sempre e solo dal profilo che risultava utile al potere - come quando, nel 2021, invitava a sostenere i Big Pharma e discriminare quanti criticavano la narrativa pandemica.

Sicuramente ha fornito un aiuto per molte persone per assumere consapevolezza riguardo alcuni meccanismi del potere, soprattutto nella comunicazione, ma ciò è sempre avvenuto nel perimetro della funzionalità del sistema. Ed ora che ne escono le evidenze, non si può che confermare ancora una volta quanto il sistema sia eccellente nel produrre i suoi stessi contestatori, rendendoli credibili e carismatici, ma pur sempre sotto il controllo del sistema, così che esso non venga mai veramente colpito.

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