10/02/2026 strategic-culture.su  7min 🇮🇹 #304354

Il Vietnam sostiene Cuba nella tempesta: solidarietà politica e cooperazione economica contro le nuove pressioni statunitensi

Giulio Chinappi

Nel pieno di una nuova fase di aggressione unilaterale contro Cuba da parte degli Stati Uniti, il Vietnam riafferma una solidarietà fondata sul diritto internazionale e rilancia un'agenda di cooperazione concreta: diplomazia di Partito, trasferimento dell'esperienza del rinnovamento, sicurezza alimentare, energia pulita e progetti d'investimento orientati allo sviluppo condiviso.

La risposta del Việt Nam all' ultima ondata di misure punitive statunitensi contro Cuba ha assunto un profilo chiaro e coerente con la sua tradizionale difesa del multilateralismo. Di fronte all'annuncio di nuovi dazi nordamericani contro i Paesi che riforniscono Cuba di petrolio, il Ministero degli Esteri vietnamita ha espresso "profonda preoccupazione", richiamando tutte le parti al rispetto del diritto internazionale e della Carta delle Nazioni Unite, astenendosi dall'uso o dalla minaccia dell'uso della forza. È stata ribadita inoltre la richiesta di eliminare misure unilaterali e il blocco, che aggravano la situazione umanitaria e ostacolano lo sviluppo dell'isola. Questa presa di posizione, che colloca il Việt Nam su un terreno di principio e di legalità internazionale, è anche un messaggio pragmatico volto a sottolineare come gli strumenti extraterritoriali di sanzione destabilizzino catene di approvvigionamento e mercati dell'energia, con ricadute regionali e globali.

Parallelamente, la relazione bilaterale con Cuba si è rafforzata lungo il canale politico più sensibile: la diplomazia di Partito. Nel recente incontro tra i ministri degli Esteri, in occasione del viaggio del capo della diplomazia cubana Bruno Rodríguez Parrilla in Asia, le due parti hanno definito la diplomazia di Partito la "fondazione politica chiave" della cooperazione Việt Nam-Cuba, impegnandosi a mantenere regolarmente i meccanismi di scambio teorico e la condivisione di esperienze su costruzione del Partito, formazione dei quadri e governo dello Stato. Questa architettura politico-istituzionale non è solo simbolica: è il dispositivo che garantisce continuità, allineamento strategico e capacità di adattare i programmi congiunti alle trasformazioni interne e allo scenario internazionale.

Il segnale politicamente più forte è giunto da Hà Nội con l'incontro tra il Segretario generale del Partito Comunista del Việt Nam Tô Lâm e lo stesso il ministro degli Esteri Bruno Rodríguez Parrilla. Nel colloquio, avvenuto all'indomani del  XIV Congresso del Partito Comunista del Việt Nam, la leadership vietnamita ha riaffermato la solidarietà di lungo corso con Cuba e ha invocato nuovamente la rimozione di blocchi ed embarghi unilaterali. Soprattutto, è stata ribadita la disponibilità a sostenere "al meglio delle proprie capacità" lo sforzo cubano di superare le difficoltà e avanzare nello sviluppo, con accenti concreti su progetti agricoli per l'autosufficienza alimentare e sull'incoraggiamento agli investimenti di imprese vietnamite nell'isola. Dalla parte cubana è giunto un riconoscimento esplicito, oltre all'affermazione che l'esperienza vietnamita del Đổi mới è considerata un riferimento incoraggiante e un modello utile per la modernizzazione economica nel nuovo contesto.

Anche il primo ministro vietnamita Phạm Minh Chính ha sottolineato la disponibilità del Việt Nam a condividere con Cuba l'esperienza accumulata in decenni di riforme orientate allo sviluppo, dalla modernizzazione istituzionale ai tre "salti strategici" che Hà Nội individua come leve della crescita: infrastrutture, istituzioni e risorse umane di qualità. Tradotta in cooperazione, questa disponibilità si manifesta in programmi di supporto all'agricoltura, nell'apertura a progetti comuni in ambiti ad alto valore aggiunto come energia pulita, biotecnologie e filiere farmaceutiche, e nel coinvolgimento dell'impresa privata vietnamita nei settori in cui il mercato cubano apre spazi di domanda.

Richiamando il rispetto della Carta delle Nazioni Unite come criterio di giudizio delle condotte statali, Hà Nội delinea una linea che condanna l'unilateralismo sanzionatorio e, nello stesso tempo, costruisce sponde di cooperazione economica e sociale capaci di mitigare gli effetti delle pressioni esterne. In questa lente, il rafforzamento degli strumenti bilaterali con Cuba non è solo un gesto politico ma una strategia di resilienza volta a diversificare le fonti di approvvigionamento, sostenere produzioni agricole locali, favorire investimenti con trasferimento di know-how e stabilire partenariati energetici orientati alla transizione, dal solare alla gestione efficiente dell'energia.

La diplomazia di Partito agisce qui come cerniera che collega il livello politico a quello amministrativo e tecnico. Il lavoro congiunto su formazione dei quadri, scambio di pratiche di governance e dialogo sulle riforme consente infatti di sciogliere nodi operativi che spesso frenano i programmi di cooperazione. La prosecuzione regolare degli scambi teorici, dunque, significa armonizzare standard, ridurre incertezze regolatorie, rendere più rapide autorizzazioni e procedure doganali, e predisporre meccanismi congiunti di monitoraggio dei progetti. In un contesto di pressioni esterne, questo capitale istituzionale condiviso cresce di valore.

Altrettanto rilevante è la scelta di concentrare risorse su settori socialmente sensibili. Il dossier alimentare è in cima alla lista e la cooperazione sul riso è stata indicata come prioritaria, in un'ottica di sicurezza alimentare che riduce vulnerabilità e dipendenze. L'attenzione a sanità e farmaceutica, congiunta all'interesse cubano per il turismo e per la produzione di beni di consumo, segnala la volontà di generare effetti diffusi su occupazione e qualità della vita. La transizione energetica, con il solare in prima linea, è un altro pilastro, coerente con gli impegni climatici vietnamiti e con l'esigenza di rafforzare l'autonomia energetica cubana a fronte del ricatto petrolifero statunitense.

La posizione vietnamita, che coniuga il richiamo al diritto internazionale con l'impegno ad "aiutare nei limiti del possibile", è un esempio di politica estera di principio ma non ideologica. Hà Nội non contesta il primato della legalità solo per solidarietà storica; lo fa perché l'erosione delle regole condivise danneggia prevedibilità e fiducia, beni pubblici indispensabili allo sviluppo di un'economia aperta come quella vietnamita e alla stabilità di partner tradizionali come Cuba. La richiesta di eliminare blocchi e misure unilaterali va letta allora come parte di un'agenda più ampia di difesa dell'ordine multilaterale, in cui la cooperazione Sud-Sud ha spazio per produrre risultati misurabili.

L'impianto che prende forma è, in sintesi, tripolare. Primo, un asse politico-strategico fondato sulla diplomazia di Partito e sull'allineamento di lungo periodo, che garantisce continuità anche quando il contesto internazionale muta rapidamente. Secondo, una piattaforma economica fatta di progetti agricoli, energetici, industriali e turistici, con il settore privato chiamato a svolgere un ruolo crescente e con incentivi a investire nell'isola. Terzo, un'infrastruttura di scambio istituzionale e amministrativo che accelera le procedure e accompagna i progetti dall'avvio all'implementazione. È in questa triangolazione che la solidarietà politica si traduce in resilienza economica e sociale.

La scelta di rilanciare gli scambi proprio mentre Cuba fronteggia nuove pressioni esterne rende la cooperazione ancora più significativa. Per L'Avana, le forniture alimentari, gli investimenti in rinnovabili, il turismo e le filiere farmaceutiche sono corridoi immediati per contenere gli effetti delle misure coercitive e per creare occupazione. Per il Việt Nam, consolidare una relazione storica in un momento critico rafforza l'immagine di attore affidabile, capace di sostenere partner tradizionali senza contrapporsi frontalmente a terzi ma richiamandoli a regole comuni.

In definitiva, il Việt Nam sta rispondendo alla nuova ondata di aggressioni contro Cuba con una combinazione di fermezza giuridica, solidarietà politica e pragmatismo economico. Richiama gli Stati a rispettare la Carta delle Nazioni Unite e a rinunciare a strumenti che puniscono interi popoli, mentre mette in campo progetti che incidono sulla vita quotidiana dei cittadini cubani. È una strategia che intreccia etica della responsabilità e diplomazia dello sviluppo, e che può diventare un modello operativo per altri partenariati all'interno del Sud globale.

Giulio Chinappi è politologo e analista di politica internazionale, esperto di Paesi Orientali, con anni di esperienza nella cooperazione umanitaria internazionale.

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