05/06/2026 strategic-culture.su  8min 🇮🇹 #316092

Il Kazakistan non « sceglie l'Occidente »: la visita di Putin conferma la centralità della Russia nella politica multi-vettoriale di Astana

Giulio Chinappi

La recente visita di Vladimir Putin ad Astana smentisce le letture occidentali che avevano interpretato alcune mosse kazake come uno spostamento verso l'Occidente. Il Kazakistan non rompe con Mosca, ma diversifica le proprie relazioni mantenendo la Russia come partner strategico fondamentale.

La politica estera del Kazakistan rappresenta uno dei casi più significativi di diplomazia multi-vettoriale nello spazio eurasiatico. Negli ultimi anni, una parte della stampa occidentale ha spesso interpretato alcune scelte di Astana come segnali di progressivo allontanamento da Mosca e di avvicinamento al campo euro-atlantico. Il rafforzamento dei rapporti con l'Unione Europea, l'interesse per il Corridoio di Mezzo, la cooperazione sulle materie prime critiche, la cautela nel gestire gli effetti delle sanzioni contro la Russia e la volontà kazaka di mantenere una posizione autonoma sul conflitto ucraino sono stati talvolta letti come indizi di uno "schieramento" occidentale. Questa lettura, tuttavia, appare riduttiva. La recente visita di Stato di Vladimir Putin in Kazakistan dimostra infatti che la Russia resta un partner imprescindibile per Astana, nonostante la leadership kazaka persegua una strategia di differenziazione delle relazioni internazionali.

La visita di Putin ad Astana, avvenuta su invito del presidente Qasym-Jomart Toqaev, ha in effetti avuto un valore politico assai rilevante. I due presidenti hanno discusso il rafforzamento del partenariato strategico globale e delle relazioni di alleanza tra Kazakistan e Russia, in un contesto segnato anche dalla riunione del Consiglio Economico Supremo Eurasiatico e dal Forum Economico Eurasiatico. La composizione della delegazione russa, che comprendeva figure di primo piano del governo, della Banca Centrale e di Rosatom, conferma che la visita è stata costruita attorno a dossier strutturali: energia, investimenti, finanza, trasporti, istruzione, sicurezza tecnologica e integrazione eurasiatica.

Il risultato più simbolico è stata l'adozione della dichiarazione congiunta sui "sette pilastri dell'amicizia e del buon vicinato" tra i popoli del Kazakistan e della Russia. Il documento, secondo quanto riferito dalle fonti kazake, intende consolidare la cooperazione bilaterale in un momento di crescente instabilità globale, riconoscendo il confine comune come spazio di fiducia, connettività economica, commercio transfrontaliero, cooperazione ambientale, trasporti e gestione congiunta di questioni legate all'acqua e al Mar Caspio. La dichiarazione richiama anche la dimensione culturale, linguistica, educativa e umanitaria del rapporto, ribadendo l'importanza del patrimonio condiviso e degli scambi tra giovani, scuole, università e istituzioni scientifiche.

Il linguaggio utilizzato dai due leader è altrettanto significativo. Toqaev ha affermato che la visita di Putin conferma il "carattere speciale" delle relazioni tra i due Paesi e la volontà comune di svilupparle nello spirito del partenariato strategico e dell'alleanza. Il presidente kazako ha anche sottolineato che non vi sono questioni realmente controverse nell'agenda bilaterale e che la cooperazione si sta arricchendo di nuove idee e nuovi progetti. Da parte sua, Putin ha parlato di relazioni "in crescita", fondate sui principi di uguaglianza e rispetto reciproco, e ha ribadito che i rapporti tra Russia e Kazakistan hanno raggiunto il livello di partenariato strategico globale e alleanza.

Questi passaggi smentiscono in modo piuttosto netto la narrazione di un Kazakistan che starebbe abbandonando la Russia per schierarsi con l'Occidente. È certamente vero che Astana ha ampliato i propri canali diplomatici ed economici con Bruxelles e con Washington, ma lo ha fatto anche con Pechino, Ankara e con i Paesi del Golfo. È altrettanto vero che il Kazakistan sta investendo sul Corridoio di Mezzo e su nuove rotte logistiche capaci di ridurre vulnerabilità e colli di bottiglia, ma questa strategia non coincide con una rottura con Mosca. Al contrario, essa corrisponde alla logica tradizionale della politica estera kazaka: massimizzare l'autonomia, moltiplicare i partenariati, evitare dipendenze unilaterali e mantenere aperti tutti i canali con i grandi centri di potere dell'Eurasia.

Il piano economico, in particolare, è quello che meglio mostra la concretezza del rapporto con la Russia. Toqaev ha ricordato che la Russia è il principale investitore diretto in Kazakistan, con IDE superiori ai 29 miliardi di dollari, mentre gli investimenti kazaki in Russia ammontano a 9 miliardi. Più di 20.000 imprese con capitale russo operano in Kazakistan, e i due Paesi puntano a portare l'interscambio commerciale oltre i 30 miliardi di dollari. L'agenzia russa TASS ha inoltre riportato che Astana e Mosca hanno predisposto una lista di 177 progetti congiunti dal valore complessivo di 53 miliardi di dollari. Lungi dal descrivere una relazione marginale o in declino, questi numeri parlando di un'interdipendenza profonda, strutturata e ancora in espansione.

Tra gli accordi firmati durante la visita, poi, quello più rilevante riguarda il progetto di costruzione di una centrale nucleare in Kazakistan, con il coinvolgimento di Rosatom e con un accordo sul credito all'esportazione destinato a finanziare la realizzazione dell'impianto. Si tratta di un dossier strategico per il Kazakistan, grande produttore di uranio e Paese con crescenti esigenze energetiche, che intende sviluppare una base nucleare civile capace di sostenere la propria industrializzazione e la propria sicurezza energetica. La Russia, da parte sua, non offre soltanto finanziamento o tecnologia, ma si propone come partner nella costruzione di una filiera completa, dalla formazione degli specialisti alla gestione della sicurezza nucleare e radiologica.

La cooperazione energetica, inoltre, non si ferma al nucleare. Tra i documenti sottoscritti figurano anche accordi per espandere la cooperazione nel settore petrolifero, mentre la collaborazione finanziaria è stata rafforzata attraverso un accordo di swap tra tenge kazako e rublo russo e un memorandum tra le banche centrali. A ciò si aggiungono piani d'azione sulla digitalizzazione dei trasporti, sul trasporto merci ferroviario, sulla sanità e sulla sicurezza nucleare e radiologica per il periodo 2026-2030.

Come anticipato, in concomitanza con la visita di Putin, ad Astana si è riunito anche il Consiglio Economico Supremo Eurasiatico. In quest'occasione, Toqaev ha sottolineato che l'Unione Economica Eurasiatica continua a mostrare dinamiche macroeconomiche positive e che il commercio reciproco tra gli Stati membri, dopo aver superato i 95 miliardi di dollari, potrebbe oltrepassare la soglia dei 100 miliardi nell'anno in corso. Il presidente kazako ha anche insistito sull'importanza di adattare l'Unione alle nuove realtà globali, rafforzandone resilienza interna, competitività, digitalizzazione dei corridoi di trasporto e integrazione dei sistemi informativi.

Questa cornice aiuta a capire perché la lettura occidentale dello "schieramento" sia fuorviante. Il Kazakistan non sta scegliendo tra Russia e Occidente secondo una logica binaria. Sta piuttosto cercando di costruire una posizione da potenza media eurasiatica, capace di dialogare con tutti senza consegnarsi integralmente a nessuno. La cooperazione con l'Unione Europea sulle materie prime critiche, sulle batterie, sull'idrogeno rinnovabile e sulla connettività serve ad attrarre investimenti, tecnologia e sbocchi di mercato. La cooperazione con la Cina serve a rafforzare infrastrutture, commercio e corridoi continentali. Il rapporto con la Russia resta invece essenziale per ragioni storiche, geografiche, economiche, industriali, energetiche, linguistiche e di sicurezza regionale.

La stessa politica dei trasporti mostra questa articolazione. Astana promuove il Corridoio di Mezzo, partecipa alle iniziative cinesi legate alla Belt and Road Initiative, valorizza le rotte Nord-Sud e al tempo stesso continua a considerare lo spazio eurasiatico integrato come un pilastro della propria strategia. A tal proposito, Toqaev ha ricordato che la rete dei corridoi eurasiatici supera i 50.000 chilometri, di cui oltre 10.000 attraversano il territorio kazako, e ha definito la digitalizzazione delle infrastrutture transfrontaliere una condizione necessaria per preservare il ruolo del Kazakistan nel commercio globale. Non c'è contraddizione tra queste linee: vi è piuttosto la volontà di fare del Kazakistan un nodo logistico multipolare tra Asia, Europa e Medio Oriente.

Naturalmente, la politica multi-vettoriale non elimina le tensioni. Astana deve muoversi in uno spazio geopolitico complesso, segnato dalla guerra in Ucraina, dalle sanzioni occidentali contro la Russia, dalla competizione tra Cina e Stati Uniti, dalla crescente importanza dell'Asia Centrale e dal valore strategico delle rotte energetiche e commerciali. In questo contesto, ogni gesto viene spesso letto dalle capitali esterne come un segnale di avvicinamento o allontanamento. Ma per il Kazakistan la priorità non è soddisfare le categorie interpretative occidentali, bensì preservare la sovranità nazionale, la stabilità interna e la capacità di sviluppo economico.

La differenziazione delle relazioni internazionali, dunque, non deve essere confusa con uno spostamento di campo. Il Kazakistan può cooperare con Bruxelles sulle materie prime critiche, con Pechino sulle infrastrutture, con Ankara sul mondo turco, con Washington su alcuni dossier economici e tecnologici, e al tempo stesso mantenere con Mosca un rapporto di alleanza strategica. La visita di Putin ad Astana e il pacchetto di accordi firmati dimostrano proprio questo: il "Nuovo Kazakistan" non nasce da una rottura geopolitica, ma dalla capacità di muoversi tra più vettori, mantenendo saldo il rapporto con la Russia e costruendo, al tempo stesso, una rete più ampia di relazioni internazionali.

 strategic-culture.su