23/06/2026 strategic-culture.su  6min 🇮🇹 #317961

Pace, sì, ma quale pace ? Alcuni dubbi geopolitici sull'accordo Iran-Usa

Lorenzo Maria Pacini

Il mondo ha bisogno di pace e, purtroppo, non tutti i paesi di cui stiamo parlando ne sono i paladini.

Fidarsi o non fidarsi?

Premessa generale: è sentimento comune e condiviso che si raggiunga la pace nel conflitto fra USA-Israele e Iran, con anche la riapertura dello Stretto di Hormuz e il ripristino di un equilibrio regionale sereno e ottimale per il mondo intero. Su questo non vi sono dubbi. USA e Iran hanno annunciato sui canali ufficiali di aver raggiunto un accordo di pace, che dovrebbe essere firmato a Ginevra, in Svizzera, il giorno 19 giugno 2026. Il mondo ha esultato.

Il punto della questione è che stiamo parlando di "pace" con due Paesi, USA e Israele, che sono i principali fautori della maggioranza delle guerra degli ultimi 100 anni, pertanto qualche dubbio più che legittimo. Proviamo ad affrontare questi dubbi dal punto di vista geopolitico, punto per punto.

1) Nuove mappe, ma sotto quale bandiera?

Le parti in gioco sono quelle e non le possiamo cambiare. Israele e USA hanno avviato l'ennesimo conflitto contro l'Iran, causando un danno su scala globale. Il conflitto si è espanso su tutti i domini convenzionali ed ibridi, diventando un gigantesco esercizio di nuove forme di conflitto. Ci sono stati significativi danni strutturali per le infrastrutture israeliane e per quelle americane nei paesi proxy, causando un dissesto regionale davvero rilevante, tanto che tutti i Paesi coinvolti, soprattutto quelli filo-americani e filo-sionisti, si sono trovati a dover ritrattare le proprie posizioni.

Tutto ciò implica una riformulazione delle mappe della regione. L'Iran è la nuova potenza può gestire in autonomia l'intera zona ed ha dimostrato di essere capace di tenere testa a due superpotenze nucleari, mantenendo sottomessi anche gli altri Paesi dell'area arabica, e nel mentre ha rimodulato i rapporti con Cina e Russia, consolidando accordi precedenti e stipulando nuove formule per il futuro. In poche parole, la mappa non sarà più come prima.

Adesso spetta alla diplomazia definire se l'Iran sarà effettivamente lasciato libero di governare la regione, oppure no. Il controllo iraniano significherebbe un pericolo esistenziale per Israele, che vuole distruggere l'Iran islamico e rivoluzionario sin dalla proclamazione della repubblica, ed anche un disimpegno totale degli USA nella regione, facendo perdere ulteriormente potere al petroldollaro.

La domanda è: gli USA davvero saranno disposti a perdere così tanta influenza, oppure è solo una tattica per prendere tempo e poi tornare all'attacco?

2) Fare la pace con il tuo nemico

Dobbiamo infatti considerare due oggettive e conclamate verità: sia USA che Israele odiano l'Iran. La posizione pubblica di Donald Trump è chiara e non vi sono dubbi. Quella di Netanyahu e del suo entourage ancora di più. Si potrà parlare di "pace" con due Stati che vogliono la distruzione dell'Iran ? Gli ultimi tre anni e mezzo di conflitto hanno dimostrato ulteriormente - ma già era chiaro - che l'esistenza di Israele è un pericolo per la salute del mondo intero, non solo dell'Asia occidentale. È credibile una pace, sapendo che Israele ha giurato di distruggere l'Iran, che la leadership israeliana è ancora tutta al suo posto e niente è cambiato, che Israele è solito attaccare, prendere tempo e poi attaccare di nuovo ? Anche perché Israele non ha mai fermato le ostilità, tant'è che continua a bombardare il Libano, coerentemente con il progetto del Grande Israele, progetto dove gli USA sono il primo partner.

3) La pace dal punto di vista iraniano

Qui subentra il punto di vista iraniano. Per l'Iran, Israele è divenuto una minaccia esistenziale. Non è più soltanto una questione di Asse della Resistenza o no, è ormai un problema per l'intera Repubblica e i suoi cittadini. Israele ha intenzione di proseguire il suo progetto e l'Iran è patrono difensore di tutti i Paesi arabi che continuano ad essere attaccati dall'entità sionista da decenni. Non sarebbe tollerabile una "pace a metà", cedendo sul fronte libanese ad esempio. Su questo punto, però, alcuni dubbi sorgono, dal momento che c'era già stato un cedimento in Palestina per quanto riguardava Hamas e lo smantellamento della resistenza armata palestinese. È un punto controverso e molto delicato, per il quale dovremo attendere gli sviluppi.

4) Hormuz

Arriviamo dunque al problema di maggiore interesse globale: lo Stretto di Hormuz. È verosimile che la riapertura dello stretto sia stata il motore principale della volontà americana di trovare una soluzione. La leadership di Washington ha bisogno di riequilibrare i mercati e moderare la rabbia degli altri Paesi del mondo che sono affetti dalla disastrosa chiusura dello stretto. Il vantaggio, in questo senso, è quasi esclusivamente occidentale.

C'è poi da considerare cosa verrà "dopo Hormuz": nuove norme di transito da parte dell'Iran, nuovi dazi, nuova autorità per la gestione del canale di navigazione, ma anche nuovi investitori per ricostruire le rotte commerciali che sono state massacrate dal fallimento e dai costi altissimi, ed anche nuovi investitori per sviluppare velocemente nuove rotte terrestri. Si muoverà un grande marchingegno finanziario, questo è certo.

L'Iran dovrà giocare una sofisticata carta nella comunicazione, se vuole mantenere l'autorità cognitiva sul controllo di Hormuz e sull'esito di questa guerra (già nominata Terza Guerra di Difesa dalle autorità iraniana, Terza Guerra del Golfo per i media occidentali). In caso contrario, l'impatto sarebbe enormemente negativo e molto rischioso per la gestione del dissenso all'interno del Paese.

5) Salvare o distruggere?

Abbiamo già commentato come la chiusura di Hormuz sia stata funzionale sia ad affossare ulteriormente le finanze dell'Europa, già impegnata nella volontà ferma di fare guerra alla Russia, decretando il proprio suicidio fisico dopo aver già compiuto quello economico con il boomerang delle sanzioni e l'ostilità con l'Oriente. Questa operazione di blocco è stata incredibilmente funzionale per indebolire l'Europa, un interesse che è condiviso da USA, Russia e altri Paesi. Riaprire Hormuz sembrerebbe, ad un primo sguardo, una sorta di lasciapassare per i Paesi europei, che ritroverebbero un po' di respiro per i commerci e le risorse. Ma quanto vale la pena tutto questo?

Per di più, la chiusura dello Stretto ha favorito l'impianto strutturato dai BRICS+, avvantaggiando le nuove rotte multipolari. Hormuz potrebbe essere riaperto solo a patto di risultare funzionale di BRICS+, non in contrasto con essi. Bisogna quindi aspettarci molti cambiamenti nelle prossime settimane, magari del tutto inaspettati.

Non è detto che l'Europa torni a riprendere forza. Tutto questo potrebbe rappresentare l'ultimo dazio da pagare per il proprio auto-isolamento, una sorta di nuovo strumento di pressione politica per ottenere il disarmo europeo e il cambiamento delle leadership politiche.

In attesa dei frutti, guardiamo l'albero

Se è vero che l'albero si riconosce dai frutti, allora dovremo attendere ancora qualche giorno. La firma dell'accordo potrebbe anche essere cancellata a seguito di qualche folle tentativo di destabilizzazione, in particolare da Israele, che ha già boicottato più volte le trattative di pace. In mancanza dei frutti, possiamo guardare l'albero, rendendoci conto che c'è qualcosa di insano alla radice di due dei tre alberi che vediamo davanti a noi.

Il mondo ha bisogno di pace e, purtroppo, non tutti i Paesi di cui stiamo parlando ne sono paladini.

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