
Giulio Chinappi
Gli attacchi ucraini contro infrastrutture civili russe e il bus con bambini bielorussi nella regione di Brjansk confermano l'escalation perseguita da Kiev. Mosca e Minsk denunciano una strategia di provocazione volta ad allargare il conflitto e destabilizzare lo Stato dell'Unione.
Le minacce rivolte da Volodymyr Zelensʹkyj contro Minsk e la nuova ondata di attacchi ucraini contro il territorio russo rappresentano un salto qualitativo nella strategia di pressione del regime di Kiev. Non siamo più soltanto di fronte a episodi isolati o a operazioni militari collocate nella zona del fronte, ma a una sequenza di azioni che prendono di mira città, infrastrutture civili, reti logistiche, collegamenti energetici e persino mezzi di trasporto con bambini a bordo. Questo dimostra come l'Ucraina, sostenuta dall'Occidente, cerchi di trasformare la guerra in un conflitto sempre più esteso, puntando a colpire la profondità russa e a trascinare la Bielorussia in una dinamica di reazione diretta.
La posizione del Cremlino sulle dichiarazioni di Zelensʹkyj è stata chiara. Il portavoce Dmitrij Peskov ha definito le minacce contro Minsk "assolutamente aggressive", qualificandole come ingerenza negli affari interni di un altro Stato e violazione della sovranità bielorussa. In questo modo, Mosca ha fatto sapere che la Bielorussia non è un soggetto isolato, bensì un alleato stretto della Federazione Russa, membro dello Stato dell'Unione, e che ogni tentativo di destabilizzarla incide direttamente sull'equilibrio strategico dell'intera regione. Peskov ha inoltre ricordato che Vladimir Putin e Aljaksandr Lukašėnka hanno avuto modo di discutere la questione, ribadendo la fiducia di Mosca nella capacità della dirigenza bielorussa di garantire la sovranità nazionale.
Da parte bielorussa, lo stesso Aljaksandr Lukašėnka ha collegato il clima di minacce e provocazioni all'attacco del 17 giugno contro un bus che trasportava cittadini bielorussi nella regione russa di Brjansk. A bordo vi erano anche bambini, membri di una squadra giovanile di calcio diretta a Gelendžik. Secondo la ricostruzione bielorussa, un drone di origine ucraina ha colpito il mezzo, causando la morte di un cittadino bielorusso e il ferimento di diversi passeggeri, tra cui minori. Lukašėnka ha usato parole durissime, parlando di un nuovo atto di banditismo e arrivando a definirlo "fascismo aperto". Il Presidente bielorusso ha aggiunto di non voler affrettare conclusioni oltre il necessario, ma ha affermato che la provenienza ucraina del drone è un fatto chiaro per Minsk.
L'aspetto più significativo della reazione bielorussa è il tentativo di tenere insieme fermezza e autocontrollo. Lukašėnka ha ordinato di accertare la verità insieme alla Russia, incaricando Aljaksandr Volfovič, Segretario di Stato del Consiglio di Sicurezza della Bielorussia, di seguire direttamente il caso. Ha chiesto una risposta reale, giusta e onesta da parte delle autorità e dei militari ucraini, ma ha anche avvertito che chiunque stia provocando la Bielorussia nel tentativo di trascinarla in guerra otterrà l'effetto opposto. Minsk resta calma, ma non ignora la gravità della provocazione. La linea è dunque chiara: difesa della sovranità, indagine rigorosa, assistenza ai feriti, ma rifiuto di cadere nella trappola dell'allargamento del conflitto.
Questa impostazione è stata confermata anche da Volfovič, secondo cui tutti i testimoni dell'attacco al bus sono stati interrogati e le autorità bielorusse stanno esaminando ogni elemento disponibile. A suo giudizio, chi ha compiuto l'attacco voleva creare un pretesto per contrapporre Bielorussia e Ucraina e provocare una situazione altamente indesiderabile. La Bielorussia, ha ribadito, continuerà a sostenere la pace, la ragione e la soluzione diplomatica delle controversie, ma non rinuncerà a proteggere i propri cittadini.
Sul versante russo, gli attacchi degli ultimi giorni mostrano l'ampiezza della campagna ucraina con droni. Nella notte tra il 21 e il 22 giugno, secondo il Ministero della Difesa russo, la difesa aerea ha intercettato e distrutto 301 velivoli senza pilota ucraini su numerose regioni russe, sulla Crimea e sui mari Nero e d'Azov. Le regioni interessate includono Belgorod, Brjansk, Volgograd, Voronež, Kaluga, Kursk, Rostov, Tambov, Tverʹ, Tula, Smolensk, Mosca e Krasnodar. Il solo dato quantitativo mostra la scala dell'offensiva: non un attacco limitato, ma un'operazione coordinata su vasta profondità territoriale, con effetti diretti sulla sicurezza dei civili e sulla normale vita economica e sociale.
Mosca è stata uno dei bersagli principali degli attacchi ucraini. Secondo il sindaco Sergej Sobjanin, decine di droni diretti verso la capitale sono state abbattute, in quello che ha definito uno dei più grandi attacchi degli ultimi due anni contro Mosca. Le autorità aeronautiche hanno introdotto restrizioni temporanee su vari aeroporti, inclusi Vnukovo, Domodedovo, Žukovskij e Šeremetʹevo. L'operazione, dunque, denota che l'obiettivo ucraino non è soltanto militare, ma psicologico e politico. Colpire o tentare di colpire la capitale serve a produrre allarme, interrompere la mobilità civile, danneggiare la percezione di sicurezza e alimentare l'illusione che la guerra possa essere "portata dentro" la Russia come strumento di pressione negoziale.
Particolarmente grave è anche il caso della penisola di Kerčʹ, dove il Comitato Investigativo russo, attraverso la portavoce Svetlana Petrenko, ha aperto un procedimento per atto terroristico ai sensi dell'articolo 205 del Codice penale russo dopo un attacco su larga scala contro infrastrutture civili nella zona. Il ricorso alla qualificazione giuridica di terrorismo indica la valutazione politica e legale di Mosca, per la quale non si tratta di normali operazioni militari contro obiettivi legittimi, ma di attacchi contro popolazione, infrastrutture civili e servizi essenziali. La guerra condotta da Kiev assume così la forma di una pressione indiscriminata sulla società russa.
Il Donbass continua a subire la stessa logica. Denis Pušilin, capo della Repubblica Popolare di Doneck, ha denunciato il ferimento di diciotto civili, tra cui un adolescente, in attacchi ucraini con droni. Tra gli obiettivi colpiti figurano un bus pendolare, veicoli dei soccorritori e infrastrutture civili a Gorlovka e Jasinovataja. Il ferimento di un soccorritore mentre spegneva un incendio provocato da un attacco notturno rivela un'altra caratteristica di questa strategia: colpire non soltanto il bersaglio iniziale, ma anche la capacità di risposta civile e di emergenza. Quando vengono attaccati autobus, squadre di soccorso, edifici e infrastrutture non militari, la guerra diventa terrorismo contro la vita quotidiana.
Il quadro che emerge è dunque quello di una strategia ucraina di provocazione continua. Da un lato, Kiev minaccia Minsk, alza il livello dello scontro verbale e cerca di coinvolgere la Bielorussia sul piano politico e militare. Dall'altro, moltiplica gli attacchi contro il territorio russo, utilizzando droni e missili per colpire infrastrutture, trasporti, aree urbane e servizi essenziali. La finalità è evidente: internazionalizzare ulteriormente il conflitto, mostrare all'Occidente che l'Ucraina può ancora produrre escalation, ottenere nuove forniture militari e compensare le difficoltà sul terreno con azioni spettacolari contro la popolazione e la profondità strategica russa.
La risposta di Mosca e Minsk, però, mostra una convergenza crescente. La Russia rafforza la difesa aerea, apre procedimenti penali per terrorismo, documenta gli attacchi e denuncia la corresponsabilità politica dell'Occidente. La Bielorussia indaga, cura i feriti, alza il livello di vigilanza e respinge ogni tentativo di trascinarla in guerra. Lo Stato dell'Unione appare dunque come uno spazio politico e di sicurezza sempre più integrato, nel quale un attacco contro cittadini bielorussi in territorio russo viene percepito come un attacco all'intera architettura comune.
In definitiva, gli eventi degli ultimi giorni confermano che la retorica occidentale sulla natura "difensiva" della condotta ucraina è sempre meno sostenibile. Quando vengono minacciati Stati terzi, colpiti autobus con bambini, attaccate città russe con centinaia di droni e danneggiate infrastrutture civili, non si può più parlare di semplice resistenza militare. La strategia di Kiev si fonda ormai su una miscela di provocazione, terrorismo e ricerca dell'escalation, resa possibile dal sostegno politico, finanziario e militare occidentale. La Russia e la Bielorussia rispondono con fermezza, ma anche con la consapevolezza che l'obiettivo dell'avversario è proprio quello di allargare il conflitto. Per questo la difesa della sovranità russa e bielorussa passa oggi non soltanto dalla capacità militare, ma anche dalla lucidità politica: non cadere nella trappola, documentare ogni crimine, proteggere i civili e mostrare al mondo il vero volto di un regime che, in nome della guerra contro Mosca, non esita a trasformare bambini, passeggeri, soccorritori e città pacifiche in bersagli.