06/03/2026 strategic-culture.su  5min 🇮🇹 #306846

 Terrorisme : la coalition israélo-Us commet un massacre dans une école

Le bambine di Teheran

Lorenzo Maria Pacini

Doppi standard, doppia moralità, che sono il segno distintivo dell'Occidente collettivo che non ha pietà per nulla e nessuno, che guarda solo all'interesse, al profitto e al successo, a qualsiasi costo.

Orrore senza fine

Centosessantacinque. Questo è il numero delle bambine fra i 7 e i 12 anni che sono rimaste uccise dal bombardamento israeliano su Teheran di domenica 1° marzo 2026.

Genitori che corrono tra le macerie di una scuola, che guardano dentro sacchi neri allineati, temendo di riconoscere il volto della propria figlia. È un'immagine potente, quasi insostenibile: il dolore che supera la ragione, la perdita che spezza ogni equilibrio.

Sui profili social israeliani circolavano i festeggiamenti, con frasi ciniche, sprezzanti. "Finalmente è crepato!" E sapete come scherzano laggiù ? "Ecco che le vergini sono arrivate in paradiso per loro!" Si fa riferimento alla credenza islamica secondo cui ai martiri, dopo la morte, vengono riservate vergini in paradiso. Ieri non sono morte solo bambine, ma anche membri del governo iraniano, considerati nel Paese martiri.

Esiste un umorismo cinico, esiste un umorismo nero, ma esiste anche un umorismo disumano. Questo è proprio tale - senza neppure un accenno di umanità. Del resto, non è stato certo l'Ayatollah Khamenei a essere coinvolto in scandali pedofili al punto da meritarsi vergini in paradiso, bensì l'élite americana. Dai file di Epstein, del resto, abbiamo capito benissimo come questa élite tratta i bambini. Ma ormai, con ogni probabilità, si parlerà sempre meno di quei file poiché sono stati oscurati dall'attacco all'Iran e dalla morte di quelle bambine, che tutti vedono perfettamente.

Sanno tutto, e di sicuro hanno guardato i video provenienti dalla scuola, in cui madri e padri corrono disperati tra le macerie, urlando, sbirciando dentro sacchi neri allineati, nella speranza di non trovare il volto della propria figlia. Un inferno, un inferno che viene organizzato a tavolino e gestito mediaticamente secondo doppi standard, perché ci sono morti di serie A e morti di serie B. La percezione di un doppio standard occidentale nasce anche da qui: quando i diritti umani vengono invocati contro alcuni governi, ma sembrano passare in secondo piano quando coinvolgono alleati strategici o figure interne al sistema di potere occidentale, la credibilità morale si incrina.

Non tutti i bambini sono uguali

Dispiace dirlo, ma l'Occidente collettivo sa bene come si gestiscono i bambini nel contesto della guerra dell'informazione, applicando come metodo l'ipocrisia dell'indignazione selettiva.

Quante volte in passato abbiamo visto muovere intere campagne mediatiche per dei poveri bambini, vittime di conflitti, tragici eventi, o addirittura intere costruzioni narrative mai verificate, ma utili per la propaganda, e che poi si sono rivelate delle fake news ? Vogliamo, per esempio, citare i bambini di Bucha, che sono divenuti un capo di accusa mediatico internazionale, puntando il dito contro la Russia e gridando ai crimini contro l'umanità, con settimane di talk show, telegiornali, pagine stampate, contenuti sui social. Poi, ad indagini compiute, si scopre che niente era andato come l'Occidente raccontava. Ma nessuno, proprio nessuno di quei megafoni della menzogna ha rilanciato la verità. L'importante era aver screditato la Russia e fatto passare il presidente Vladimir Putin come un criminale mostruoso.

Non si sente mai parlare, invece, dei bambini ucraini, della loro condizione, di cosa succede quando i padri e i fratelli maggiorenni vengono strappati dalle forze armate per essere arruolati a forza e finire nel tritacarne del fronte. Non si parla più dell'enorme traffico di bambini, di cui l'Ucraina si è macchiata per anni e che era oggetto, fino a prima del 2014, di inchieste internazionali, mai concluse, ora oscurate e cancellate dai registri perché non fa più comodo a nessuno.

O vogliamo parlare dei più di 20.000 bambini uccisi nella striscia di Gaza nei 23 mesi del più recente conflitto, che sono stati prima negati, poi usati per alimentare una certa narrativa fin tanto che faceva comodo per aumentare lo share e fare visualizzazioni, spersonalizzando i bambini dalla loro etnia e dalla loro condizione sociale per usarli, invero, come strumenti di cattura dell'attenzione del pubblico, e poi dimenticati alla fine del conflitto, ignorando che nessun conflitto lì è finito e anche ancora, come da decenni, continuano ad essere incarcerati, torturati, uccisi bambini palestinesi.

Le bambine di Teheran, invece, non sono comode per la narrativa occidentale. Sono morti di serie B, non si possono spendere comodamente dagli uffici delle redazioni giornalistiche, non hanno peso sulla bilancia dei cosiddetti diritti umani, perché sono bambine "nate sbagliate", dalla parte del nemico, per loro non c'è nessun movimento femminista, nessuna indignazione popolare, nessun hashtag sui social, nessun video trend da replicare. Sono "morti", numeri asettici in un conteggio di cui a nessuno importa, non sono considerate come esseri umani. Del loro futuro stroncato dalla follia sionista, della loro innocenza calpestata per gli interessi delle tasche dei signori della guerra, non importa niente, e dovranno essere dimenticate, mettendo addirittura in dubbio che siano esistite, che non si sia magari trattato di un false flag, come alcuni canali israeliani hanno diffuso nelle ore successive alla tragedia.

Doppi standard, doppia moralità, che sono la cifra dell'Occidente collettivo che non ha pietà di niente e di nessuno, che guarda solo all'interesse, al profitto e al successo, non importa a quale prezzo.

E di questo prezzo l'Occidente rischia di pagare con la propria vita. Anzi, già è così, nel declino inesorabile di questo ammasso di civiltà putrefatte, corrotte, che dei bambini ha fatto un culto di morte, divorandoli come gli ordina di fare Moloch, il dio a cui hanno votato la loro fede e la loro obbedienza, o Baal, ansioso di sangue sacrificale.

Lungi da me il voler usare l'emotività come una fallacia argomentativa, desidero però proporre un esercizio di umanità: chi è padre o madre, provi ora a immaginare cosa voglia dire vivere questo dolore.

Ecco, questa è la guerra, la loro guerra, quella che non vogliono i popoli ma viene imposta dalle élite.

Questo è l'imperliamo, questo il sionismo.

Ed ha un nome, un volto, una bandiera.

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