
Lorenzo Maria Pacini
I leader europei erano pronti a fare la guerra contro la Russia e stavano facendo di tutto per far finire nel baratro l'intero continente. Poi, però, i loro piani sono stato interrotti da dalla furia israeliana e il nuovo conflitto in Medio Oriente ha cambiato la direzione del grande piano euroinomane.
Il conflitto contro l'Iran è già arrivato in Europa. Il geografo Manlio Dinucci illustra le strutture militari americane e NATO presenti in Italia. Queste funzionano a pieno ritmo per preparare i raid aerei sulle genti iraniane. Ogni paese membro della NATO ha le mani macchiate di sangue, tranne la Spagna.
Al contrario di quanto sostiene il Governo, gli USA non richiedono alcun consenso né dal Governo né dal Parlamento italiano per impiegare le loro installazioni in Italia, godendo di totale autonomia nell'utilizzarle a loro piacimento. Impiegando Sigonella come quartier generale per l'intelligence nella lotta contro l'Iran, gli Stati Uniti si garantiscono protezione, ma coinvolgono inevitabilmente l'Italia nel conflitto, esponendola al pericolo di subire attacchi.
Lo stesso ministro della Difesa Guido Crosetto, rispondendo alla Camera, ha descritto così il conflitto scoppiato in Medio Oriente: "Senza dubbio è avvenuto al di fuori delle norme del diritto internazionale. Si tratta di un conflitto iniziato senza che il mondo ne sapesse nulla e che adesso dobbiamo affrontare. Il nostro compito è fronteggiare le ripercussioni di una crisi scoppiata e che non abbiamo provocato". La premier Giorgia Meloni, in una trasmissione radio, ha riconosciuto che il conflitto porta un "rischio di allargamento con effetti incalcolabili".
Sulle basi americane in Italia, Giorgia Meloni ha garantito che "rispettiamo i patti bilaterali del 1954". Ha aggiunto: "In Italia contiamo tre complessi militari affidati agli USA grazie a intese del 1954, periodicamente rinnovate". Chiediamo perciò alla Presidente del Consiglio di esibire in Parlamento e sui media i documenti degli accordi bilaterali del 1954 tra Italia e Stati Uniti, unitamente alle versioni aggiornate. Operazione non semplice: tali intese sono protette dal segreto militare nelle sezioni essenziali. Circa l'affermazione di Meloni che "in Italia abbiamo tre basi militari date agli Americani", chiarisca in Parlamento e sui media questi elementi.
In base al rapporto ufficiale del Pentagono Base Structure Report, le forze armate USA dispongono in Italia di oltre 1.500 fabbricati, per un'estensione totale superiore a 1 milione di metri quadrati, più altri 800 stabili in locazione o concessione, per circa 900.000 metri quadrati. Complessivamente, si parla di più di 2.300 strutture su circa 2 milioni di metri quadrati, distribuiti in una cinquantina di località. Questo rappresenta solo una frazione della presenza militare statunitense in Italia. A queste si sommano le basi NATO sotto controllo USA e quelle italiane riservate alle truppe USA/NATO. In totale, si calcola che superino le cento. L'intera rete di installazioni militari in Italia risponde, diretta o indirettamente, al Pentagono. Essa fa parte dell'"area di competenza" del Comando Europeo USA, guidato da un generale americano che è anche Comandante Supremo Alleato in Europa. In sintesi: gli USA non necessitano di permessi dal Governo o dal Parlamento italiano per questa rete, potendola impiegare liberamente in ogni momento e modo.
Con la base USA di Sigonella l'Italia invischiata nel conflitto contro l'Iran
Lo dimostra l'impiego della base di Sigonella in Sicilia da parte degli Stati Uniti. La Naval Air Station (NAS) Sigonella, con circa 7.000 tra militari e civili, è il principale scalo navale e aereo USA e NATO nel Mediterraneo. Oltre a supportare logisticamente la Sesta Flotta USA, serve da piattaforma per missioni segrete, soprattutto ma non solo, in Medio Oriente e Africa. La NAS - come indicato nella descrizione ufficiale - "accoglie velivoli USA e NATO di ogni genere". Tra questi, droni da ricognizione capaci di coprire oltre 16.000 km senza rifornimenti, che da Sigonella sorvolano Medio Oriente, Africa, est Ucraina, Mar Nero e altre regioni. Per colpi di precisione (sempre segreti) partono da lì anche droni armati con missili e bombe guidate via satellite. La NAS Sigonella si integra con la base italiana di Augusta, che rifornisce carburante e proiettili alle unità USA e NATO, e con il porto di Catania, adatto a nove navi da combattimento. Sigonella è unita alla stazione MUOS di Niscemi (Caltanissetta): un network di comunicazioni satellitari militari a banda ultra-alta, con quattro satelliti e quattro terminali terrestri: due negli USA (Virginia e Hawaii), uno in Australia e uno in Sicilia, ognuno con tre antenne paraboliche da 18 metri. Questo sistema consente al Pentagono di unire in un'unica rete di comando sottomarini e unità navali, aerei da attacco e droni, mezzi terrestri e unità di fanteria, ovunque si trovino in movimento sul pianeta.
Italmilradar, portale esperto nel monitoraggio dei voli militari, registra dai dati radar: "Ultimamente sono stati rilevati vari droni MQ-4C Triton della US Navy in transito da e per la base aerea di Sigonella, attivi sul Mediterraneo orientale e verso zone prossime al Golfo Persico. Di norma, i Triton per il Golfo operano dalle basi emiratine, specie ad Abu Dhabi. Là possono eseguire missioni ISR (Intelligence, Surveillance, Reconnaissance) su Stretto di Hormuz, Golfo di Oman e Arabico settentrionale. L'uso da Sigonella allunga le distanze, ma garantisce una piattaforma più protetta e stabile politicamente. Tenendo i droni in Sicilia, la US Navy minimizza i pericoli per le sue strutture ISR. Sigonella è da anni un nodo chiave per l'intelligence USA e NATO nel Mediterraneo. Nella crisi attuale, sembra avere un ruolo maggiore, come base ISR arretrata ma efficace, a sostegno di operazioni dal Mediterraneo orientale al Golfo". Il senso è evidente: impiegando Sigonella come hub di intelligence per il conflitto contro l'Iran, gli USA si salvaguardano, ma espongono l'Italia al conflitto con il rischio di ritorsioni.
Ed eccoci qua. Con l'Italia capofila, subito pronta ad accaparrarsi il primo posto, l'Europa sta per imbarcarsi nell'ennesimo errore della Storia. Oppure no. Forse è solo un'anticipazione di quell'impegno militare che vedrà, nel 2027, a partire dalla Francia, l'inizio della grande guerra continentale eurasiatica.